Storia di latte: il giusto supporto della famiglia

SAM2020

“Ho una cucciola di poco più di 4 mesi. La mia piccola dopo la 36^ settimana di gravidanza ha smesso di crescere e dopo aver valutato i parametri placentari hanno deciso di indurmi il parto facendola nascere a 38 settimane.
Chiedo di attaccarla subito al seno già in sala parto e  grazie a questo r
ecupera parte del calo fisiologico già alle dimissioni anche se piccolina (2,370 kg).
I problemi iniziano al controllo dopo una settimana.
Lì mi dicono subito di dare l’aggiunta e il giorno dopo ricoverano la piccola per Ittero.
48h da incubo.
Già vederla sotto la lampada… in più il doverla allattare in 30 minuti perché doveva stare sotto la lampada. Impossibile farlo al seno (almeno per noi). Quindi biberon (io intanto tiro il latte).

Tornati a casa anche la pediatra mi dice di darle l’aggiunta e inizia questo calvario di attacco al seno e poi biberon e l’ansia da prestazione per farla crescere. Ansia soprattutto generata dai miei familiari, specie mia mamma da cui invece avrei voluto un altro tipo di supporto. Fortunatamente invece mio marito mi ha sempre supportata e incoraggiata e questo è stato fondamentale per non mollare.

Ho quindi contattato un’ostetrica esperta in allattamento che mi ha guidata, supportata, incoraggiata. Lei mi ha sempre detto che io e la mia bimba siamo una forza e che i bimbi sono competenti.
Serve crederci e volerlo davvero.
Il suo supporto professionale è stato fondamentale.

Piano piano siamo passati dal misto all’esclusivo.
Ancora adesso però vivo di insicurezze forse dovute al nostro avviamento.
Il peso è il mio cruccio.
Temo i controlli dalla pediatra e la peso ogni settimana.
Sono convinta che il contesto sia uno dei grossi problemi.
Almeno nel mio caso, con una mamma e una sorella che hanno solo allattato con formula e che non capiscono questi attacchi al seno continui, questo non potete avere tempo per fare le proprie cose. Certamente per il loro vissuto.
Ma è proprio combattere questi schemi mentali che è più fatico perché è come andare contro i mulini a vento.

Ci si prepara molto al parto ma meno all’allattamento. E negli ospedali servirebbe un maggior supporto.”

 

Questa mamma mette in luce uno dei problemi maggiori e le difficoltà maggiori che una mamma può riscontrare durante l’allattamento: la mancanza di fiducia e di supporto dall’ambiente familiare.
Una mamma dopo il parto è vulnerabile e ha un equilibrio precario, ogni parola viene soppesata molto e ha un effetto molto forte sulla mamma, che ha bisogno di abbracci, di conforto, di sapere che ce la può fare, che è forte lei e forte il suo bambino/a.

Io sono del parere di educare i parenti stretti fin dalla gravidanza, per evitare che dicano frasi fatte (e senza senso) come: non tenerla sempre attaccata dalle il ciuccio! il tuo latte non è abbastanza nutriente, quello in formula invece sì… il tuo latte non è abbastanza, vedi che piange sempre, dai un’aggiunta…

Scegli bene che informazioni prendere in gravidanza, a chi rivolgerti come professionisti, ed educa chi hai intorno e per te è importante e sai che il suo parere e le sue parole avranno un peso forte nel tuo post parto.

In questa storia di latte emerge anche un altro schema tipico, ovvero il voler dare a prescindere un’aggiunta di latte al neonato. Quando il neonato è prematuro, spesso, fa fatica ad attaccarsi al seno, è più esposto a complicanze come l’ittero, è più fragile e per questo a volte si dà a priori un’aggiunta per assicurarsi che mangi, ma in questo modo non si dà fiducia alla mamma ed è un errore!
Il latte materno è l’alimento migliore per il neonato, ancora di più per un neonato nato prematuro. Infatti il latte donato delle banche del latte serve proprio per nutrire i piccolini nati prematuri perchè non ci sarà mai nessun latte creato in laboratorio che sarà uguale al latte materno! 
Anche se nell’immaginario comune degli ultimi 40 anni si pensa il contrario…ci hanno portato a pensare al contrario…