Luna Piena – Fai abbastanza o potresti fare di più‪?‬

“Se avessi studiato di più avresti preso un voto migliore!”

“Sei sicura di aver dato il massimo?”

“Fai ancora uno sforzo, stringi i denti, e porta a casa questo risultato”

 

Sono sicura che anche tu ti sarai sentita dire una di queste frasi, o magari tutte, durante la tua infanzia. Nell’infanzia si formano le nostre credenze, i nostri schemi più profondi, che ci portiamo dietro per tutta la vita e spesse volte ci condizionano.

Grazie allo yoga e all’ayurveda sto imparando che c’è qualcosa di più importante del risultato, del fare fare fare, dello sforzo al massimo delle proprie energie, come ci hanno sempre insegnato. Sto parlando del dolce sforzo, dell’essere, della nostra essenza, che a volte perdiamo dietro a tutti i “devo”, al “prima il dovere e poi il piacere”, all’illusione che sia tutto in nostro controllo e che volere è potere, quindi tutto ciò per cui ci impegniamo e diamo il massimo, lo otteniamo.

Ma mi verrebbe da dire… a scopo di cosa? In tutta questa corsa ai risultati, alle performance, agli obiettivi, ci ricordiamo chi siamo e cosa vogliamo?

 

Io sono stata cresciuta con questi paradigmi, questi dogmi, pensando che tutto dipendesse da me, e mi sto rendendo conto di quanto questo sia limitante e quanto senso di colpa mi ha causato. Il senso di colpa è qualcosa che ci porta molta sofferenza, però in una società che ti convince che tutto dipende da te e dal tuo sforzo, dal tuo fare, dal tuo impegno, se non dovessi raggiungere quell’obiettivo così come te l’eri posto, sei una fallita, non sei capace, non hai fatto abbastanza… ed è lì che nascono i sensi di colpa.

Sono arrivata ad un certo punto del mio percorso di vita, dopo un anno pieno di lavoro, grande soddisfazione, ma grande stanchezza e fatica, a fermarmi e dirmi “Perché lo sto facendo? Ne vale la pena?”. Da lì ho cominciato a ragionare e mi sono resa conto che sì mi dava soddisfazione, ma fare meno mi avrebbe permesso di avere la stessa soddisfazione, non perdendo di vista me stessa, il mio essere, il mio vero benessere.

Sono ancora in viaggio, il percorso per trasformare le proprie credenze, radicate da tutta la vita non è facile, ma sto cercando di trasformare i “devo” in “voglio”, a mettere per prima me stessa, così che dal mio benessere possa trarne giovamento la mia famiglia e tutte le persone intorno a me, oltre che in primis me stessa.

Questo non vuol dire che non mi pongo obiettivi e non faccio to do list, anzi, cerco di organizzarmi bene soprattutto nel lavoro, ma cerco di essere più gentile e morbida con me stessa, comprendermi e ascoltarmi, ascoltare di cosa ho davvero bisogno.

Sembrano banalità ma sono estremamente importanti.

 

La società in cui viviamo ci proietta in un mondo del fare, in un mondo che si basa sulle performance, e spesso ci mette in competizione con gli altri. Prendiamo ad esempio i social, credo siano l’emblema di questo.

Spesso guardando le vite perfette che appaiono dai profili instagram ci mettiamo in competizione, non ci sentiamo mai abbastanza, e allora ecco che le altre appaiono sempre mamme migliori, donne, mogli, compagne, amanti, migliori di noi, catapultandoci in un continuo paragone distruttivo nei nostri confronti, a cui spesso consegue senso di colpa verso i propri figli, mariti, compagni, amanti.

 

Perché un’ostetrica parla di questo? Perché come sai io sono un’ostetrica olistica e quindi prendo sempre in considerazione il benessere di mente e anima oltre che del corpo, e questo non può essere dimenticato se vogliamo parlare di benessere e salute femminile.

 

Questi paradigmi li ritrovo tutti i giorni nel mio lavoro.
Ad esempio con le donne che cercano una gravidanza, che si chiedono costantemente se stanno facendo abbastanza, se stanno prendendo gli integratori giusti, stanno facendo sesso nei giorni giusti, hanno fatto sufficienti controlli ed esami e quelli giusti… e io nei miei percorsi consiglio sempre di allentare la pressione, partire da noi stesse, da quello che ci fa stare bene. Perché non c’è un percorso giusto che ci assicurerà di avere una gravidanza in tempi brevi, ci sono cose su cui il nostro controllo non ha potere, nonostante ci abbiano insegnato che volere è potere, non è sempre così.

Io capisco benissimo come ti senti, ti chiedi se questa gravidanza non arriva per colpa tua, perché c’è in te qualcosa di sbagliato, di rotto, ma permettiti di dirti che anche fosse così non lo sistemerai con integratori, esami, farmaci… la chiave è scoprirti, crescere, fare un percorso nella tua femminilità, alla scoperta di te stessa, e appunto come dico sempre e come ho chiamato anche il percorso che ho creato, partendo da te.

Sembrano frasi fatte ma infondo è facile avere un sintomo e prendere una medicina, grazie alla quale il sintomo sparisce, ma quella medicina non ha curato la radice del problema, non ha curato la tua anima stanca, sofferente, repressa continuamente dietro ai “devo”, allo sforzo immane che bisogna sempre fare per dimostrare di dare il massimo ed essere abbastanza.

 

Un altro esempio di questo nel mio lavoro di ostetrica lo possiamo vedere sui genitori, sulle neo mamme e i neo papà, che si trovano ad affrontare la gestione di un neonato, che non è affatto semplice. E vorrebbero fare il massimo, essere genitori perfetti, e più si accaniscono a cercare la regola per essere quei fantomatici genitori perfetti, più si sforzano seguendo quel consiglio o quella guida, più perdono loro stessi.
Anche qui il mio consiglio è sempre quello di un dolce sforzo, arriva dove senti di poter arrivare, tu in questo momento con le tue forze. Il modo migliore di esserci per il proprio bambino è essere presenti e sereni, il tuo bambino ha bisogno di genitori sereni, non genitori affannati nel tentativo di essere genitori perfetti e perdere la cosa più importante, il proprio benessere e la serenità.

Questo non significa che allattare non sarà faticoso, ma permettiti di sbagliare, di essere stanca quel giorno, di non sentirti in vena di organizzare chissà quale attività ludica per il tuo bambino quando torni dal lavoro, per lui la tua sola presenza e il tuo sorriso è abbastanza!

Anche in questo caso io ero una di quelle professioniste, in passato, educata al dire alle mamme che dovevano sforzarsi, fare di più, dare il massimo. Ma mi sto rendendo conto che quando questo determina malessere nella mamma, magari sta facendo tutto in modo perfetto, ma il suo bambino avrà una mamma distrutta, magari avrà il suo latte, ma una mamma che gira per casa come uno zombie.

E’ fondamentale informarsi, conoscere, sapere, durante la gravidanza, perché così potrai fare le tue scelte con responsabilità e competenza, ma fino ad un certo punto. Non esiste la mamma perfetta, il papà perfetto, il modo perfetto e giusto di fare le cose. Esiste il tuo e il vostro modo, e lo scoprirete piano piano, un giorno alla volta, senza paragonarvi ad altri, ma seguendo il vostro sentire. Lasciando da parte l’ansia da prestazione e i giudizi che arriveranno dall’esterno.

 

Hai mai pensato a tutto questo? Ti sei mai fermata a chiederti che cosa vuoi? Cosa senti dentro di te? Se ha senso fare tutto quello che stai facendo?

Io l’ho fatto molto lo scorso anno e il percorso sullo yoga e l’ayurveda che sto facendo mi sta dando le risposte che cercavo. Sto imparando a lasciare spazi vuoti, pause, a fermarmi quando ne sento il bisogno, ad ascoltarmi davvero.

I miei obiettivi ci sono e li raggiungo lo stesso, ma senza stare male.
Sono ancora lontana dalla gentilezza verso me stessa e la morbidezza, ma adesso sono consapevole di quando sono rigida, di quando metto in atto schemi che voglio lasciare andare, di quando sto facendo qualcosa solo perché devo e non perché infondo lo voglio.

E come sai la consapevolezza, rendersi conto di come stai vivendo e perché lo stai facendo, è il primo fondamentale passo per risvegliarti, per iniziare davvero a prenderti cura di te