L’angolo della Psicologa: l’altro lato della Pma, come ci si sente davvero?

Chi l’avrebbe mai detto! Farsi punture in pancia per ingrossare i propri ovuli o anche solo per produrne un po’ di più, per renderli adeguati ad accogliere e trasformarsi in una nuova vita. Una vita che si attende da così tanto.

Un bambino, si chiede solo questo. Avere un bambino. E’ troppo?

Solitamente questo desiderio viene esaudito dopo un orgasmo, non certo dopo delle punture in pancia e un intervento ambulatoriale. Tutto questo fa nascere pensieri e sensazioni strane: non ci si sente come le altre, ci si sente diverse, incapaci, forse addirittura indegne.
Cosa si è fatto per meritare tutto questo? Perché il proprio corpo non è in grado di ospitare un bambino, di fare la cosa più naturale di questo mondo?

Se non è il proprio corpo a non essere in grado, allora è il corpo del proprio compagno.
Lo si ama e lo si vuole come padre dei propri figli. Ma lui non può
. Non gliene si vuole fare una colpa, ci si costringe a non farlo. Si sa che lui non ci può fare niente e che ci soffre tantissimo (talmente tanto che spesso rifiuta tutti i tentativi per aiutarlo), ma i pensieri vengono spontanei, le emozioni pure. Il sesso a comando di certo non aiuta ma anzi, contribuisce a erodere piano piano ciò che un tempo era una coppia felice. Ci si sente impotenti, arrabbiati, furiosi. E subito dopo in colpa.

Ci si trova sperdute e speranzose, sedute su quelle sedie, in quell’ambulatorio, ad aspettare il proprio turno. L’ennesima visita, le ennesime mani invadenti ma che racchiudono così tante speranze! Ci si ritrova circondate da molte persone che hanno gli stessi problemi o simili. Ascoltandoli ci si rivede, si soffre per loro e per se stessi. 

Tutti qui con un unico scopo: avere un figlio.
Alcuni sono tenacemente attaccati a questo desiderio, altri sono lì solo per provare e pronti all’eventuale insuccesso e a far prendere una direzione diversa alla loro vita. Ma tutti soffrono. Se sono lì non è per gioco ma perché ci tengono, perché varcare quella soglia, quella dell’ambulatorio di PMA, è una faticaccia e se non si è davvero convinti e sofferenti per quello che non ha, di certo la forza di varcarla non la si trova!

pma

Ci si sente come in una montagna russa di emozioni.
Anzi, in un frullatore.
Rabbia, tristezza, impotenza, speranza, sconforto, determinazione, fatica, furore, indecisione, spossatezza, ineluttabilità… Si passa da una all’altra senza preavviso, senza poterle fermare. A volte ci si sente senza controllo, non solo del proprio corpo, ma anche delle proprie emozioni facendosi mille film mentali che sfiorano il sadico o l’onnipotenza. Spesso viene detto di non pensarci troppo, che fa solo male, che più ci si pensa, meno possibilità si ha di avere successo, che bisogna abbassare lo stress,… ma come si fa? Come si fa a non averlo come chiodo fisso? Non si fa altro che pensarci. In ogni momento, sotto ogni punto di vista, in ogni sfaccettatura. Non si vorrebbe ma è così. Ma non lo sanno tutti gli altri che se solo si potesse la si smetterebbe subito di pensarci, anche solo per trovare un po’ di sollievo da tutto questo, un po’ di pace, un momento di tranquillità dove ritrovare anche le altre parti di se stesse? E invece no, tutto fa ricadere su questo pensiero e in questo mega frullatore che fa girare e rigirare in continuazione.
Se si sapesse come, lo si spegnerebbe subito quel maledetto frullatore!

Si sta facendo tutto il possibile per far sì che il proprio desiderio si realizzi. Ci si dice pronte anche all’insuccesso (anche se in fondo non lo si è mai). Si è determinate e spaventate, senza sapere cosa succederà poi: se funzionerà o meno, se si prenderà in considerazione l’adozione o se si lascerà perdere e si inizierà a fare altro (solitamente si inizia a viaggiare tantissimo).
Al dopo ci si penserà poi.
Per ora si è lì, in attesa del proprio turno.

In attesa del proprio bambino.

 

Laura Corpaccini Psicologa
laura.corpaccini@gmail.com
www.lauracorpaccini.it

 

 

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